Lettera inviata al Presidente Napolitano il 14 aprile 2011
Egregio Presidente Napolitano, Le scrivo per testimoniarLe un affetto e una stima crescente. Non Le nascondo che sono pero' sempre più preoccupato per la situazione politico-amministrativa della Repubblica Italiana. A mio avviso si è andati oltre al "semplice" non rispetto delle regole: giornalmente si assiste a fatti che riguardano la politica, che non condivido, ma più spesso depreco, o che vanno contro le norme della convivenza civile. È impossibile fare un elenco di tutti: bastano per esempio la legge sul "processo breve" o le affermazioni di un eurodeputato e di un sottosegretario che pongono come possibile l'utilizzo di armi alla frontiera. A questo aggiungo anche l'assenza negli ultimi decenni, di una politica di integrazione degli immigrati, che sono invece stati trasformati un un generatore di "paura". Ma su questo argomento posso solo esprimere un mio punto di vista perché l'argomento è molto complesso. Perché Le scrivo? Perché sono smarrito e impotente. Giornalmente con i miei amici, conoscenti e colleghi commento questi argomenti e la sensazione comune è "non c'è limite allo schifo". Ma Le scrivo anche per segnalarLe una situazione, che ritengo molto importante. In tanti si commenta su questi fatti, ma non con tutti. Con i nostri amici e conoscenti che si riconoscono nell'opposta "fazione" non c'è dialogo. Perché quando cerco un dialogo con la panettiera, o con amici imprenditori, mi trovo delle argute e perentorie affermazioni di diritto: "Non c'è concussione, perché non c'è il concusso". Come Dirigente Pubblico io devo sapere la differenza tra concussione e corruzione, ma la mia panettiera perché disquisisce così tranquillamente di "concussione"? L'"eleganza del riccio" ci ha ricordato che la cultura è accessibile a tutti. Ma mi chiedo se tra la farina e il lievito ci sia il testo di Diritto Penale. Non voglio sembrare presuntuoso o altezzoso (la solita sinistra...), ma voglio porre l'attenzione su come le informazioni sono gestite e distribuite in Italia. O meglio su come non sono distribuite. La differenza tra "la famigerata casa di Montecarlo" e reati come frode fiscale, corruzione, concussione, sfruttamento prostituzione minorile (...) a me sono ben chiari, ma grazie alla martellante "informazione", sono diventati paragonabili. Come possiamo capirne la differenza? Come possiamo ricordare che i tunisini sono uomini come noi e nessuno deve neanche pensare di spararli, se l'"informazione" ci elargisce con naturalezza questi proclami barbari? Come può in Italia tornare il rispetto delle regole se l'informazione non torna alla sua accessibilità e molteplicità?
Maurizio di Padova
Lettera firmata.
PS se volete inviarla potete copiarla e incollarla nella Posta del sito della Presidenza dell Repubblica.
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