giovedì 29 dicembre 2011
lunedì 26 dicembre 2011
Io non ho bisogno di denaro.
Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti....
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
Alda Merini (Terra d'Amore 2003)
sabato 24 dicembre 2011
venerdì 23 dicembre 2011
lunedì 19 dicembre 2011
domenica 11 dicembre 2011
Ex Primo Ministro sotto processo per Malgoverno
Sto cercando di elaborare una mia idea sulla crisi e sul debito italiano.
Il debito italiano è stato creato da anni di amministrazione incapace e corrotta e da generazioni di italiani che hanno votato gli amministratori incapaci e corrotti e hanno approfittato di un Welfare troppo generoso e che faceva troppo pochi controlli.
La crisi interazionale è nata dalla speculazione di agenzie finanziare americane che hanno sopravalutato pacchetti farlocchi di debiti di aziende e di stati.
La crisi ha peggiorato il debito italiano perché ha aumentato in modo spropositato gli interessi dei debiti in un momento in cui la produttività è ridotta per la crisi stessa.
Possiamo fare come ha fatto con successo l'Islanda nel 2008? Possiamo dichiarare truffaldina l'origine del debito e legiferare per non pagarlo? No, o meglio non tutto, ma solo nella parte legata all'aumento degli interessi.
Il resto è dovuto alla corruzione e l'incapacità. Possiamo chiedere i danni agli amministratori? In Islanda lo hanno fatto. Anche il Primo Ministro è sotto processo.
Ma in Italia non riusciamo neanche a condannare il Primo Ministro per decine di reati comuni (meschini) e codificati da centinaia di anni di diritto penale. Come potremmo condannarlo per il nuovo reato di "malgoverno"?
sabato 10 dicembre 2011
i "se" e i "ma"
Un poco di silenzio per piacere
razionalità, senso del sociale, onestà, cultura, equilibrio...verità.
Non ci stiamo redendendo conto che continuando a comportarci "da italiani"
stiamo regalando i nostri sacrifici ( che comunque dovremo fare) al mercato
internazionale della speculazione.
I titoli tedeschi non vengono acquistati perchè rendono poco, quindi il
mercato fa in modo che prima o poi la Germania sia costretta ad aumentare il
tasso di interesse, come dire che vuole scalfire la solidità dell'ultimo
gigante.
I titoli italiani " vanno via come il pane", perchè il mercato sa che l'Italia
pagherà, anche tassi elevati ( come oggi tra il 6 e dil 7%).
In questa situazione dobbiamo smetterla di difendere l'indifendibile.
Basta con le demagogie per allocchi che servono solo a perdere tempo ed acuire
conflitti sociali.
Alzi la mano chi sa quanto incide l'indicizzazione delle pensioni. Vediamo su
cosa si basa l'urlo " nessuno tocchi le pensioni".
Sono venti euro al mese su una pensione di 1400 euro che salvano un
pensionato?...osono una serie di servizi socio-sanitari, la rete familiare,
l'agevolazione all'acquisto di "alimenti nobili", un congruo canone di
locazione....
Quanti soldi vengono spesi in "gratta e vinci" dai pensionati ? ( li vedo solo
io?)
Non sono soldi regalati allo stato?
E la gente non lo sa?
Dobbiamo dieglielo noi? Dobbiamo sfoderare il peggior paternalismo di
manzoniana memoria?
Sono solo i politici che con il loro privilegi mandano in default le casse
dello stato? ...o sono/sono stati milioni di baby pensionati, donne ( magari
impiegate in ufficio) che troppo spesso hanno gravidanze a rischio fin dal
primo giorno del concepimento ( tanto poi paga Pantalone), colleghi che vengono
a lavorare ma nessuno se ne accorge, quelli che affollano i pronti soccorsi
perchè non hanno tempo di andare dal medico di base, quelli che chiedono il
certificato di malattia quando sono in ferie, quelli che si ammalano il venerdi
per farsi il fine settimana lungo...continuo con la lista?
questa gente non è poca...è l'italiano medio.
Si continua a difendere l'indifendibile perdendo di vista il peso che tutto
ciò ha avuto nei decenni.
I sindacati hanno continuato per decenni a difendere i lavoratori senza
difendere il lavoro, hanno spesso difeso privilegi di pochi a scapito del
sistema.
quando è nato, il sindacato, difendeva la dignità del lavoratore ma anche il
lavoro, ora si difendono tutti i lavoratori allo stesso modo.
Quando si giustificano 200-300 casi di malattia iprovvisa tra i lavoratori di
una azienda come forma di protesta si apre la strada allo screditamento, alla
disonestà.
Questo non ha fatto bene al lavoro ed ai lavoratori ed al paese.
Questo non ha fatto bene al credito del sindacato, che ora fa fatica a
proporsi come controparte affidabile.
Opportunismo è anche fare il tifo per non pagare l'ICI, tanto poi chi se ne
frega se chi paga le tasse non ha diritto al posto alla scuola materna perchè
il comune ha tagliato i fondi?
A causa dell'abolizione dell'ICI molte famiglie hanno dovuto sborsare 1000-
2000 euro all'anno per la scuola materna di un figlio.
Non pagare l'ICI ha tolto le risorse ai comuni per seguire i casi sociali, gli
anziani ecc.
Però vedo troppi compagni, troppi sessantottini DOC impegnati ad elargire le
migliori teorie, ma poco disposti ad agire con le mani in questi ambiti.
Che ci piaccia o meno, questo volontariato lo fanno nelle parrocchie...mentre
noi scriviamo mail contro la chiesa.
Stiamo almeno zitti, che in ogni nostra famiglia si annida opportunismo.
Stiamo zitti perchè quello che abbiamo buttato fuori dalla porta, senza tante
crisi di coscienza, sta rientrando dalla finesta.
Stiamo zitti che più che di verità che salvano il mondo, di cui le nostre
bocche sono piene, c'è bisogno di guardare la luna...non il dito che ce la sta
indicando.
Silenzio! Stiamo semplicemente pagando il conto di tutto quello che abbiamo
consumato, di tutto ciò che siamo stati.
mauve
giovedì 8 dicembre 2011
martedì 6 dicembre 2011
Oggi lasciate che sia felice
Ode al giorno felice
Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.
Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.
Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto.
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice.
Pablo Neruda
giovedì 1 dicembre 2011
AIDS. PROTEGGITI SEMPLICEMENTE Campagna LILA 2012 spot
Filippo Milone, il sottosegretario alla Difesa con una condanna e un arresto alle spalle
Il suo curriculum personale racconta che Milone ha cominciato a lavorare, appena laureato, nell’azienda di costruzioni di Gaetano Graci, uno dei quattro cavalieri catanesi che negli anni Ottanta e Novanta furono al centro di mille intrighi di mafia e corruzione. Da allora Milone ha fatto carriera tra progetti, palazzi, cantieri e nel periodo di Tangentopoli ha subìto una condanna penale (un anno e sette mesi) cancellata con la riabilitazione. Anche suo fratello Giuseppe è targato La Russa e siede nel consiglio provinciale di Milano per il Pdl. Pure lui, manco a dirlo, lavora per Ligresti. Il nuovo sottosegretario non ha comunque mai avuto niente a che fare con la Difesa del Paese, se si eccettua la breve parentesi, dal 2008, come assistente dell’ex ministro. Negli anni in cui ha lavora per Ligresti, Milone è riuscito anche a fare affari in proprio.
Si è messo in società con Giuseppe Pizza, noto alle cronache politiche come segretario della nuova Democrazia Cristiana, un partitino nell’orbita berlusconiana. Nel 1998 la coppia Pizza-Milone compare tra i soci della Edilalfa di Roma, una piccola impresa di costruzioni. Finisce male: la Edilalfa va in fallimento nel 2001. Una brutta avventura, ma l’esperienza da manager della Grassetto era stata anche più travagliata, almeno sul fronte giudiziario. Nei primi anni Novanta Milone è finito più volte in tribunale, da imputato, ed è stato anche arrestato. Furono solo poche ore nell’ottobre del 1992, quando i pm di Torino indagavano su di lui per turbativa d’asta e abuso d’ufficio in una vicenda di presunte tangenti ad Asti.
Nel 1997 è arrivato la condanna defintiva in Cassazione, poi cancellata con la riabilitazione. Da Aosta a Padova, da Napoli ad Asti e a Milano, in quel periodo Milone finisce più volte alla sbarra. Ad Asti, interrogato dai pm, il manager della Grassetto svelò il sistema dei versamenti illegali delle aziende ai partiti. Passa il tempo e col tempo si smosciano anche i furori di Tangentopoli. Per Milone arrivano le assoluzioni. A Padova, nel processo per le mazzette sui lavori per il tribunale, le accuse cadono in appello. A Milano, invece, è la prescrizione a salvare il manager di Ligresti, coinvolto nell’indagine sulla presunta corruzione per le licenze edilizie nell’area Portello. Nel 2001 finisce fuori tempo massimo anche il processo sulle tangenti per il metrò di Napoli.
Milone non si arrende. Fedele alla causa, quella dei Ligresti, il manager catanese conserva la poltrona nel consiglio di molte aziende di famiglia. Holding immobiliari come la Progestim e anche la Saiagricola, che gestisce i vigneti di Montepulciano della Fondiaria assicurazioni. L’amico La Russa si ricorda di lui nel 2005, quando il governo Berlusconi mette mano ai vertici delle Poste. Milone, in quota ad Alleanza Nazionale, viene nominato dal Tesoro nel consiglio di amministrazione della società pubblica. Dura fino al maggio 2008, quando alle Poste va in scena un altro ribaltone. Milone però non resta disoccupato. Per lui è pronto un incarico di consigliere per la politica industriale dell’amico La Russa, nel frattempo diventato ministro della Difesa. Ed è in questa veste che lo vediamo ricomparire in un’intercettazione telefonica di una conversazione tra Lorenzo Borgogni e un altro manager del gruppo, Marco Forlani, nell’inchiesta Finmeccanica. E’ lui il Filippo del quale parlano i due manager, che chiedeva con urgenza un contributo in vista della festa del Pdl del 2010 a Milano. Per il pm Paolo Ielo da questa telefonata “si evince con solare evidenza come il ruolo di Borgogni dentro Finmeccanica fosse anche quello di occuparsi di contribuzioni illecite ai partiti”.
Il responsabile relazioni internazionali di Finmeccanica, Marco Forlani, dice a Borgogni: “Mi ha chiamato Filippo che dice su, su quel discorso che facciamo ogni anno della loro offerta di partito a Milano eccetera (…) credo sia una cosa del Pdl (…) lui mi ha anche detto che gli hai indicato che non volevi comparire come Finmeccanica, ma con una società esterna (…) lui dice scusami sto all’ultimo con l’acqua alla gola eccetera, perché lui deve parlare con qualcuno dei nostri tra oggi e domani”. Borgogni si infuria: “Dai Marco, maremma puttana Marco” perché non sono argomenti di cui parlare al telefono. Su questa telefonata, due giorni prima della nomina di Milone, Borgogni è stato interrogato dai pm Alberto Caperna e Paolo Ielo alla presenza dell’avvocato e della polizia giudiziaria. Borgogni ha cercato di minimizzare: “Era solo un contributo per una cena di partito da 5 mila euro e lo ha fatto una società terza”. Gli investigatori sono rimasti molto scettici e presto Milone sarà sentito.
di Marco Lillo e Vittorio Malagutti
da Il Fatto Quotidiano del 30 novembre 2011
mercoledì 30 novembre 2011
martedì 29 novembre 2011
Magri, suicidio con polemica
Da "Lettera 43" di oggi
Ha esalato l'ultimo respiro in terra straniera, nella sera del 28 novembre. Lucio Magri, il fondatore del Manifesto, è morto in Svizzera con la pratica del suicidio assistito.
Una scelta controversa, che ha riacceso il dibattito in Italia sul delicato tema dell'eutanasia.
Il giornalista 79enne ha «deciso di morire» con tutta lucidità, come da lui stesso spiegato agli amici che cercarono di dissuaderlo fino all'ultimo.
Lucio era malato di depressione. Al conclamato fallimento politico, s'era aggiunto il dolore per la perdita della moglie, Mara, dagli amici definita il filtro di Lucio con il mondo. Negli ultimi tempi, agli amici dichiarava spesso la volontà di raggiungerla.
«La vita gli era diventata insopportabile, sia sul piano politico che su quello personale, specialmente dopo la scomparsa della sua compagna», è il racconto del 'suo' Il Manifesto.
FU FONDATORE DE IL MANIFESTO. Nato a Ferrara il 19 agosto del1932, Magri entrò nel Partito comunista italiano appena ventenne, nei primi anni Cinquanta; dopo una breve esperienza nella gioventù democristiana a Bergamo, divenne protagonista della sinistra eretica.
Con l’insurrezione sovietica in Cecoslovacchia, e in dissenso con la posizione ufficiale del Pci, Magri creò la rivista Il Manifesto assieme, tra gli altri, a Rossana Rossanda, Luigi Pintor, Aldo Natoli ed Eliseo Milani. Partecipò anche alla trasformazione della rivista in quotidiano nel 1971 dopo la radiazione del drappello dal 'Gran Partito'.
Magri venne emarginato dal Pci dopo l'XI Congresso, quello del 1966 insieme a quel piccolo gruppo di giovani che ruotavano attorno a Pietro Ingrao e e che rappresentavano la 'sinistra' del partito. La sue scelte, influenzate fortemente dal contesto internazionale con l'emergere della esperienza cinese, lo portarono alla rottura.
Si spese prima per la nascita del quotidiano (che era la non scontata evoluzione del mensile teorico-politico) e poi nella nascita del Pdup, fondato nel 1974. Nel 1984 tutto il partito era rientrato nel Pci. Quando nel 1991 Occhetto cambiò il Pci in Pds Magri aderì al Partito di Rifondazione comunista, fondando una piccola corrente interna. Nel giugno del 1995 la sua corrente lasciò il partito per sostenere il governo Dini e divenendo Movimento dei Comunisti italiani. Negli ultimi tempi ai più intimi dichiarava solo una volontà: raggiungere Mara, l' ultima amatissima compagna della sua vita.
Il suo ultimo atto pubblico è stato, pochi mesi fa, proprio ricordare i venti anni dalla morte del Pci, partito a cui aveva dedicato una personalissima ricostruzione storica che prende il titolo da una poesia di Bertold Brecht: «Il sarto di Ulm». Lo aveva concluso, con fatica ma con una scrittura densa, meditata e alta, come ultimo atto d'amore verso il partito e verso la sua amatissima Mara.
L'Udc: «Atto vile, da non tradurre in esempio». Chiti: «Si evitino dispute ideologiche»
Maurizio Ronconi, deputato Udc.
Duro il commento di Maurizio Ronconi dell'Unione di centro (Udc): «Sulla tristissima vicenda di Lucio Magri, tutti farebbero bene a stendere un pietoso velo fatto di silenzio», ha dichiarato. «Ancora di più lo dovrebbero quelli che oggi invece vorrebbero definire il suicidio un atto coraggioso e non invece di viltà e anche quelli che ambirebbero trasformare un dramma della solitudine, in un esempio».
Gianfranco Rotondi ha così reagito alla notizia della scomparsa di Magri: «Non riesco a nascondere il rammarico per una scelta che non posso comprendere, ma della quale è opportuno non parlare».
CHITI: «RISPETTO E PIETÀ». Un ricordo e un invito a non sollevare polemiche politiche sul tema del suicidio assistito nella parole di Vannino Chiti, vicepresidente del Senato: «Ho avuto occasione di conoscere Lucio Magri. Di fronte alla sua morte mi auguro ci sia, come doveroso, rispetto e pietà. Si eviti di promuovere una ennesima disputa ideologica e si privilegi il silenzio che ci fa riflettere e induce a compassione, sentimenti densi di fraternità umana».
BONDI: «GESTO TERRIBILE, NON PUÒ ESSERE GIUDICATO». «Provo un profondo sentimento di pietà per la drammatica decisione di Lucio Magri di togliersi la vita. Non possiamo giudicare una scelta così terribile e sconvolgente senza provare prima di tutto compassione per un uomo afflitto a causa della perdita della moglie amata e privato di quelle speranze terrene che avevano riempito e dato un senso alla propria esistenza», ha confidato Sandro Bondi, del Pdl.
RADICALI: «MAGRI VITTIMA DI UN PAESE IPOCRITA». Di tutt'altro tono la reazione di Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale e presidente onoraria dell'Associazione Luca Cascioni: «Magri riteneva intollerabile vivere, preda di una depressione che lo faceva scivolare inesorabilmente in un buio provocato da ragioni pubbliche e private che sono insondabili e non vanno giudicate». Poi la stoccata all'Italia: «Per porre fine al suo dolore, ha dovuto emigrare, un viaggio con un biglietto di sola andata, in Svizzera. Questo perché viviamo in un Paese dove vige una regola ipocrita, quella del 'si fa ma non si deve dire', dove o lo si fa clandestinamente, oppure si è costretti a emigrare come Magri, o si devono compiere gesti di ‘rivolta’ estrema come Mario Monicelli».
CICCHITTO: «CLINICHE PER UNA BUONA MORTE METTONO BRIVIDI». «Quello che abbiamo saputo sulla morte di Lucio Magri esprime una vicenda di straordinaria drammaticità che ha tutto il nostro rispetto anche se l'esistenza di cliniche per la buona morte fa venire i brividi. Sul piano politico-culturale Lucio Magri è stato una personalità di assoluto rilievo. Come hanno testimoniato sia la storia del Manifesto sia il suo ultimo libro egli è stato un sofisticato sostenitore del comunismo ideale ma anche un rigoroso contestatore del comunismo reale quando esso esisteva e ciò fu la ragione della sua espulsione dal Pci». Lo dice il capogruppo del Pdl alla Camera fabrizio Cicchito.
Martedì, 29 Novembre 2011
domenica 27 novembre 2011
La tassa degli evasori
La tassa degli evasori da almeno tredici anni a questa parte, ogni anno, in Italia,Ogni anno in Italia si evadono poco meno di 270 miliardi di euro: soldi che vanno trovati nelle tasche di chi già paga le imposte, finendo per appesantire il sistema delle imprese e alleggerire le buste paga dei dipendentiLa secessione, in Italia, c’è già stata. Senza ricorrere a miti celtici e ampolle salvifiche, una parte del “Paese che produce”, non connotata geograficamente nel nord o nel sud della Penisola, ha deciso da tempo di eclissarsi al fisco, collocandosi nella schiera degli evasori totali. Negli ultimi dieci anni, la Guardia di Finanza ne ha scoperti 81 mila. Vale a dire che c’era una città (di banditi) popolata grossomodo come Varese o Caserta, che prima degli accertamenti delle Fiamme Gialle, era sconosciuta all’erario. Questi imprenditori venuti su dal nulla e lì rimasti, liberi professionisti con partite Iva di comodo, nullatenenti solo sulla carta che non hanno mai versato un centesimo alla cassa comune del Paese, finiscono per produrre almeno tre danni a tutti noi.
Il primo: distorcono la concorrenza, mettendo in crisi le aziende che si comportano correttamente, e finendo a cascata per diventare essi stessi “sistema di produzione”. I lavoratori in nero scoperti dalle Fiamme Gialle negli ultimi dieci anni sono d’altronde circa 270 mila. Vale a dire che da soli potrebbero abitare una città medio-grande come Bari, Venezia o Verona. Il caso più eclatante degli ultimi mesi di impresa “leggera” ci porta ad Arzignano, nel vicentino, dove il colosso Mastrotto, leader nel settore conciario è stato trovato con 800 dipendenti irregolari e un’accusa di un miliardo e 300 milioni evasi al fisco. Gli straordinari dei dipendenti venivano pagati in nero, esentasse.
E se chiedi in giro, dai sindacalisti agli imprenditori dell’area, allargano le braccia, come a dire: questa è la regola, e se non ti adegui finisci fuori dal mercato. Perché sugli straordinari fuori busta di 5-6 mila euro evadono pure i lavoratori che quei soldi se li intascano tutti interi. E se uno deve decidere se andare a lavorare per 2 mila o per 6 mila euro, soprattutto se è un buon artigiano e quindi può contrattare la sua capacità d’opera, la scelta appare chiara, con buona pace di chi poi le tasse deve pagarle sempre e comunque. Perché poi è questo il secondo problema: se c’è chi non paga, ci sarà un altro a pagare per lui. Il ministero dell’Economia e delle Finanze stima in una cifra che arriva al 18 % del Pil prodotto ogni anno nel nostro Paese la percentuale di evasione (in Europa siamo secondi solo alla Grecia). La cifra, d’altronde, non sembra essersi mossa dall’ultima rilevazione fatta dall’Agenzia delle entrate nel 2006 e relativa al quadriennio 1998-2002. Vale a dire che, da almeno tredici anni a questa parte, ogni anno, in Italia, si evadono poco meno di 270 miliardi di euro, e che quei soldi vanno trovati nelle tasche di chi già paga le imposte, finendo per appesantire il sistema delle imprese e alleggerire le buste paga dei dipendenti.
Il Presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino, la settimana passata, nell’annotare questa evidenza, ha sottolineato ai senatori della commissione Economia e Finanze che i condoni del 2002-2004 “hanno inevitabilmente finito per pregiudicare gravemente le attività di contrasto all’evasione”. Quei condoni, d’altronde, non sembrano aver portato nelle casse dello Stato delle cifre particolarmente appetibili. Cosa che, con ogni evidenza, non hanno fatto nemmeno quelli che gli sono seguiti. Nel 2008, uno dei provvedimenti più “riusciti” dal punto di vista del gettito, ha fatto incamerare all’erario una ventina di miliardi, meno di un tredicesimo di quanto annualmente viene perduto. Una cifra d’altronde in linea di quello che, annualmente, riescono a far emergere i controlli della Guardia di Finanza.
Negli ultimi dieci anni, l’elaborazione è della Cgia di Mestre, da sempre attenta a queste tematiche, si è recuperata una cifra vicina ai 232 miliardi di euro, 23, 2 ogni anno, 63 milioni di euro al giorno, con un incremento evidente solo nel 2010 (49 miliardi). Il segretario dell’associazione artigiana veneta Giuseppe Bortolussi spiega che è come se in dieci anni fosse stato sottratto al fisco poco più del Pil prodotto da due regioni di peso come Toscana e Piemonte. Se c’è un problema di imponibile, ciò non significa che non esistano ulteriori distorsioni del sistema. Capita infatti che gli evasori totali finiscano per giovarsi anche delle agevolazioni che lo Stato mette a disposizione delle fasce più deboli della popolazione. A fine settembre, per dirne una, uno studente con borsa di studio appartenente ufficialmente a una famiglia indigente (e per questo titolare del contributo che premia i meritevoli), è stato fermato dalle Fiamme Gialle mentre si recava all’ateneo di Padova a bordo di una Porsche. Piccoli furbetti crescono.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/26/la-tassa-degli-evasori/173285/
giovedì 24 novembre 2011
Rimborsi, benefit e sconti col fisco Il Bengodi dei partiti
domenica 20 novembre 2011
Crisi, una class action contro Berlusconi
Crisi, una class action contro Berlusconi
RadioPop lancia la raccolta firme Obiettivo: presentare un esposto alla Corte dei conti per danno erariale contro l'ex premier Qualche miliardo di euro. E’ quanto sono costate agli italiani alcune delle operazioni partorite dai governi di Silvio Berlusconi. Dalla penale per il ponte sullo stretto di Messina allo smaltimento dei sottomarini nucleari russi. La cifra esatta è sconosciuta, ma qualcuno ha deciso fare i conti con un preciso intento: chiedere i danni al responsabile, il Cavaliere. Così, a Milano Radio Popolare ha cominciato a raccogliere adesioni per presentare un esposto alla Corte dei conti a carico dell’ex premier. E a fare la fila davanti ai banchetti si sono presentate in appena una giornata migliaia di persone.
In tempi di spread è normale fare due conti. Quanto avremmo risparmiato se il Cavaliere si fosse dimesso prima? Difficile dirlo, per ora. Nel frattempo possiamo domandarci quanto ci sono costate alcune scelte del governo uscente. È quanto hanno deciso di fare i promotori dell’esposto alla Corte dei conti per danno erariale contro l’ex premier Berlusconi. “Non si tratta di vendetta”, precisa immediatamente Andrea Di Stefano, direttore della rivista Valori e promotore dell’iniziativa con Radio Popolare, “ma chi ha ricoperto ruoli istituzionali di quel livello non può sottrarsi a certe responsabilità”. Quali in particolare? “Parlo delle responsabilità connesse all’abolizione dell’Ici”, risponde Di Stefano, che spiega: “Era il 2008, e la crisi era già alle porte”.
Secondo Di Stefano l’abolizione dell’imposta sugli immobili avrebbe prodotto un danno di tre miliardi e mezzo per le casse dello Stato. Ma non è finita. Quattrocentocinquanta milioni è quanto pagheremo a titolo di penale per un ponte sullo Stretto che molto probabilmente non vedremo mai. “E altri quattrocento li tireremo fuori per smaltire i sottomarini nucleari russi”, aggiunge ancora il direttore di Valori, “uno strano accordo con l’amico Putin che graverà sul bilancio pubblico”. Insomma, è ora di capire davvero quanto ci è costato Silvio Berlusconi. E a sentire i tanti milanesi che sono accorsi oggi per la presentazione dell’iniziativa, la curiosità è tanta. “A me Berlusconi è costato duemila euro in busta paga”, dice una signora che fa la fila ai banchetti di Radio Popolare per firmare la sua adesione all’esposto. “Ma poi non è solo una questione di soldi”, dice un’altra, “paghiamo in cultura, in servizi, e tanto tanto fegato”.
C’è chi è pronto a giurare che anche il governo di Mario Monti sarà parte del prezzo da pagare per vent’anni di “impero berlusconiano”. Le firme e i contatti raccolti oggi alle spalle del Castello sforzesco di Milano andranno a sommarsi alle adesioni pervenute a Radio Popolare attraverso la mail class@radiopopolare.it. “Contiamo di terminare le nostre ricerche nel giro di due o tre settimane”, promette Andrea Di Stefano, “poi contatteremo tutti per dire loro come sottoscrivere ufficialmente l’esposto alla Corte dei Conti”.E in caso di condanna? “Le disposizioni della Corte si trasformano subito in cause civili”, spiega Di Stefano, “che stabiliscono il risarcimento di danni”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/20/crisi-class-action-contro-berlusconiradiopop-lancia-raccolta-firme/172054/
sabato 19 novembre 2011
Europa, il respiro della paura Una nube radioattiva si aggira nei cieli del continente. Aiea: «Non costituisce un pericolo».
Nei cieli europei viaggia una silenziosa nube di particelle radioattive: è da tre settimane che in diversi punti del continente vengono rilevate nell'aria tracce dell'isotopo Iodio 131.
Il 16 novembre le autorità d'Oltralpe ne hanno annunciato la presenza nel Nord e nell'Est della Francia.
GIÀ SETTE PAESI COINVOLTI. Il livello di radiazioni registrato non è preoccupante, ma la segnalazione di Parigi è solo l'ultima di una lunga serie: lo Iodio 131 si è diffuso anche in Polonia, Germania, Svezia, Austria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Se superasse i Pirenei e raggiungesse la Spagna, avrebbe percorso l'intero continente dalla Russia all'Atlantico.
LA CONFERMA DELL'AIEA. L'esistenza della 'nuvola' radioattiva è stata confermata anche dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea). Che, però, ha rassicurato: non ci sono pericoli per la salute pubblica.
«Le autorità di Repubblica Ceca, Austria, Slovacchia, Germania, Svezia, Francia e Polonia hanno continuato a misurare livelli molto bassi di Iodio 131 nell'atmosfera negli ultimi giorni», è scritto in una nota dell'Agenzia di Vienna, che sta lavorando sul caso.
Dalle indagini dei tecnici non è ancora emersa una certezza sull'origine delle radiazioni: potrebbero provenire da laboratori medici, ospedali o sottomarini nucleari. Poco plausibile che siano state liberate dal reattore giapponese di Fukushima, lesionato nel marzo scorso a causa del terremoto e del successivo tsunami.
LA FONTE: IL CENTRO DEGLI ISOTOPI DI BUDAPEST. L'agenzia francese per la sicurezza nucleare (Irsn) ha avanzato l'ipotesi che la fonte sia un'industria farmaceutica. Ma per gli studiosi dell'Aiea a diffondere gli elementi radioattivi è stato «molto probabilmente» l’Istituto degli isotopi di Budapest, che produce particelle da utilizzare nel campo medico, per la ricerca e le applicazioni industriali.
L'Authority internazionale avrebbe ricevuto l’informazione direttamente dalla Haea, l’Hungarian atomic energy authority. Il rilascio sarebbe avvenuto dall’8 settembre fino al 16 novembre, per cause «ancora da investigare».
IL SILENZIO SULL''INCIDENTE'. Le radiazioni dell'I-131 possono contaminare il latte e le verdure. Anche se l’Aiea ha precisato che i livelli di radiazioni sono estremamente bassi: respirandole per un anno si riceverebbe una dose di 0,01 microsieverts, mentre nello stesso periodo si è esposti a un “fondo” di radioattività naturale di 2.400 microsieverts.
Ma il punto è un altro. Se la ricostruzione fornita dall'istituto ungherese è corretta, allora per più di due mesi, in un Paese dell’Unione europea, sono stati diffusi grandi quantitativi di particelle radioattive nell'aria senza che nessuno ne fosse informato. In Italia (e in altri Stati) il solo non comunicare eventi del genere ha rilevanza penale.
http://www.lettera43.it/attualita/31755/giallo-sulla-nube-radioattiva-in-europa.htm
giovedì 17 novembre 2011
Silvio e Mario, dai poteri marci ai poteri forti di Peter Gomez
Nell’esecutivo c’è gente (non tutta) che ha gattopardescamente preso posizione contro lo scempio etico, politico ed economico dei lustri recenti solo all’ultimo, o al penultimo, minuto. E vi è pure chi non ha mai detto una parola.
Il governo dei professori (11 su 18) di Mario Monti però piace. E anche chi lo guarda con diffidenza in queste ore spesso si limita con ragionevolezza a dire: lo giudicheremo dai fatti.
Ovviamente nessuno sa quanto durerà la luna di miele. Finirà quando verranno imposti i primi sacrifici? O per conservare il consenso sarà sufficiente riuscire a far tirare la cinghia ai privilegiati, come promesso da Monti? E quanto conteranno le pensioni, la giustizia e il mercato del lavoro?
Inutile arrovellarsi intorno a queste domande. Ci penserà la cronaca, soprattutto quella economico-finanziaria, a rispondere.
Quella politica, invece, ci ha già spiegato perché gli italiani appaiono oggi felici di ritrovarsi nelle braccia di quelli che una volta si sarebbero chiamati i poteri forti.
A spingerli senza se, e pochi ma, in questa direzione non è stata tanto la quasi certa prospettiva di default per il nostro Paese. Il rischio Grecia c’è ancora. E, per come sono ormai messe le cose, è tutto da dimostrare che il nuovo esecutivo sia davvero in grado di allontanarlo.
A convertire i cittadini sono stati invece i poteri marci. Ovvero quelli, sempre presenti in Italia, che negli ultimi anni hanno trovato nel Cavaliere e nella sua corte i loro migliori campioni.
Così la compostezza e il rigore apparente di Monti e dei suoi ministri tecnici all’improvviso rasserenano gli animi. Le poche e misurate parole del neo-premier diventano sagge per antonomasia alle orecchie di chi fino a due giorni fa era costretto ad ascoltare ogni sera un vociare confuso, intercalato da insulti, barzellette più o meno spinte e pernacchie.
I volti anziani degli uomini e delle donne dell’esecutivo appaiono nuovi per il solo fatto di non essere conosciuti dai cittadini. Le loro storie professionali (generalmente eccellenti) sembrano giganteggiare se confrontate alle carriere politiche di chi a sinistra, a destra e al centro, li ha preceduti.
Bene, da oggi però per davvero contano solo i fatti.
Il compito del nuovo governo è gravoso. Mario Monti parlando della storia del super-ministro Corrado Passera che, come altri suoi colleghi, durante la sua carriera si è trovato ad affiancare più o meno tutti i protagonisti politici ed economici degli ultimi 15 anni (da De Benedetti a Berlusconi, per essere chiari), ha detto di considerarla “una premessa e una promessa di un’attività proficua senza che vi siano nelle sue nuove funzioni possibili intralci legati alla sua attività passata”.
Insomma ci ha messo la faccia. E su questo, come su ogni altro punto, merita di essere preso in parola. Fino a prova contraria.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/16/poteri-marci-poteri-forti/171194/
mercoledì 16 novembre 2011
wikipedia sul neoMinistro della salute
Renato Balduzzi (Voghera, 12 febbraio 1955) è un giurista italiano, professore ordinario di diritto costituzionale all'Università Cattolica del Sacro Cuore e Ministro della Salute del Governo Monti.
Biografia [modifica]
Laureato in Giurisprudenza nel 1979 all'Università degli studi di Genova. È stato professore ordinario di diritto costituzionale nell’Università del Piemonte Orientale “A. Avogadro”, Facoltà di Giurisprudenza di Alessandria. Direttore del Centro di eccellenza interfacoltà per il management sanitario (CEIMS) e coordinatore del Dottorato di ricerca in “Autonomie locali, servizi pubblici e diritti di cittadinanza”. Ha insegnato “Istituzioni di diritto pubblico”, “Diritto parlamentare”, “Dottrina generale dello Stato” e “Tecnica della normazione” nell’Università di Genova, Facoltà di Scienze politiche. Ha insegnato altresì “Diritto costituzionale italiano e comparato” nelle Università di Genova e di Torino; in quest'ultima Università ha insegnato anche “Istituzioni di diritto pubblico”.
Dall’a.a. 2010-2011 è professore ordinario di Diritto costituzionale nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
È stato professore invitato in Droit constitutionnel nell'Université de Paris-Val de Marne (Paris XII). Attualmente è professore invitato nell’Université du Sud - Toulon et Var (dove nell’a.a. 2008-2009 ha insegnato Droit parlementaire français) e nell’Université Paul Cézanne di Aix-en-Provence.
È autore di oltre centodieci pubblicazioni tra monografie, saggi specialistici e note a sentenza prevalentemente in materia di fonti del diritto, diritto regionale, diritto elettorale, ordinamento delle forze armate, diritti sociali e organizzazione sanitaria, diritti di libertà, giustizia costituzionale comparata, organi di controllo dell’Unione europea, diritto degli enti locali, drafting legislativo, biotecnologie.
È componente del Comitato scientifico delle riviste “Quaderni regionali", “Amministrazione in cammino”, Politiche sanitarie",“Dialoghi” e “Studium”.
È stato consigliere giuridico dei Ministri della difesa (1989-1992), della sanità (1996-2000) e delle politiche per la famiglia (2006-2008).
Esperto di diritto costituzionale della salute e di diritto sanitario, ha ricoperto l’incarico di. Capo dell’ufficio legislativo del Ministero della sanità dal 1997 al 1999, presiedendo altresì la Commissione ministeriale per la riforma sanitaria. Ha svolto attività di studio e consulenza giuridica in campo sanitario per conto delle Regioni Lombardia, Emilia-Romagna, Sardegna, Piemonte, Liguria e della Provincia autonoma di Trento. Tra il 2007 e il 2008 ha coordinato il “Libro bianco sui principi fondamentali del Servizio sanitario nazionale”, promosso dal Ministero della salute. È attualmente componente della Commissione per la programmazione sanitaria del Ministero della Salute e presidente del Nucleo di valutazione dell’Azienda ospedaliero-universitaria “Maggiore della Carità” di Novara.
Dal 2002 è responsabile dell’Osservatorio sulle politiche sociali e sanitarie del Centro di ricerca sulle pubbliche amministrazioni “Vittorio Bachelet” della Luiss “Guido Carli” di Roma.
Dal 2006 al 2010 ha presieduto il Comitato di Indirizzo dell’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Orsola-Malpighi di Bologna. È presidente, dal febbraio 2007, dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Age.na.s, ente pubblico nazionale di ricerca e supporto al Ministro della salute e alle Regioni nel campo della salute e dell’organizzazione sanitaria).
Ministro della Salute [modifica]
Il 16 novembre 2011 è stato nominato ministro della salute del Governo Monti.
UnHate
Le prime immagini di una nuova campagna pubblicitaria 'Unhate', firmata dalla Benetton destinata a stupire e a far parlare di se. Criticata la foto di Papa Benedetto XVI che bacia l'imam del Cairo.
Categorico Alessandro Benetton: 'Io penso che la malizia sia soprattutto negli occhi di chi guarda'.

Ecco la squadra di Mario MontiNessun politico, sette prof e tre donne
Dentro anche un banchiere, un ambasciatore, un ammiraglio e un giurista esperto di sanità
Paola Severino, la prima volta di una donna alla Giustizia. Passera super-ministro. Età media 63 anni
La squadra di Monti
ETÀ E GEOGRAFIA - Fatti due conti è il governo della terza età. Un esecutivo dove, se volessero, 8 ministri avrebbero i requisiti anagrafici per chiedere subito la pensione di vecchiaia. Altri quattro potrebbero ricevere la pensione di anzianità. Il più anziano è Piero Giarda: 75 anni a dicembre. Il più giovane è il 56enne professor Renato Balduzzi (Salute). L'età media del governo di Mario Monti è di 63 anni, con solo 6 ministri su 17 sotto i 60 anni. L'esecutivo di Silvio Berlusconi, al momento del giuramento, aveva un'età media di 52 anni. Nove ministri del Nord e tre del Sud (tra questi il sottosegretario alla presidenza della Repubblica Catricalà), sei sono della Lombardia (ironia della sorte senza il sostegno della Lega), tre i romani. Poi c'è un ligure, un piemontese e un bolognese.
LE NOVITÀ - Questa la squadra del professor Mario Monti che s'inventa il ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione. E poi accorpa lo Sviluppo e le Infrastrutture in un super-ministero (prima c'erano Romani e Matteoli) affidato a Corrado Passera e Lavoro con Pari opportunità (in cui c'erano Sacconi e Carfagna) ora dato al solo Fornero. Scompaiono i ministri per l'Attuazione del programma di Governo (Rotondi), Pubblica amministrazione (Brunetta), Gioventù (Meloni) e i due cari alla Lega: Riforme per il federalismo (Bossi) e Semplificazione normativa (Calderoli). Con il professore torna un ministro allo sport (con il turismo) affidato a Gnudi. Non c'è più neppure il ministro per la Famiglia.
GIUSTIZIA - Le tre donne appena nominate ministro vanno a ricoprire dei ruoli di «grande rilievo» all'interno del nuovo esecutivo. Tra queste, Paola Severino nuovo ministro della Giustizia. Per la prima volta nella storia della Repubblica una donna Guardasigilli. Napoletana, avvocato penalista e consulente di società, banche e associazioni di categoria, è stata membro di commissioni ministeriali per la riforma della legislazione penale e processuale, ed è vice Rettore della Luiss. Il nuovo Ministro ha lavorato nello staff di Giovanni Maria Flick, ministro della Giustizia nel governo Prodi. Nel 2009 ha ricevuto il Premio Marisa Bellisario dedicato al tema delle «Donne per una giustizia giusta».
n.l.16 novembre 2011 22:21© RIPRODUZIONE RISERVATA
lunedì 14 novembre 2011

domenica 13 novembre 2011
Ma cosa prevede il Ddl stabilità approvato in grande fretta?
Da Rainews24.rai.it
"Tra le principali misure, gia' previste nel documento uscito da palazzo Chigi o aggiunte nel passaggio al Senato, ci sono: i tagli ai ministeri, lo snellimento dei processi, la liberalizzazione delle professioni, le dismissioni degli immobili dello Stato e le misure che fissano a 67 anni l'eta' per andare in pensione del 2026.
Con l'approvazione definitiva del ddl stabilita' vengono tagliati i fondi per le vittime dell'usura e della mafia, per i ciechi e per i malati di tubercolosi. Mentre 150 milioni vengono stanziati per finanziare la legge mancia. Meno risorse saranno destinate, il prossimo anno, alle forze armate e per la scuola, mentre in Abruzzo si torna a versare i tributi, anche se con uno 'sconto'.
Tra le misure contenute nel provvedimento, inoltre, ci sono: la nuova distribuzione delle risorse extra in arrivo dall'asta delle frequenze, sconti fiscali per la realizzazione di autostrade, incremento delle accise e burocrazia zero per le zone in crisi. Non mancano, infine, i micro-interventi, come la stabilizzazione delle risorse destinate alla mini-naja. Ecco di seguito le misure contenute nella legge di stabilita'.
- ABRUZZO: Dal prossimo anno gli abruzzesi, colpiti dal terremoto del 2009, torneranno a pagare i tributi. Nell'ultima versione del provvedimento e' prevista una riduzione dei tributi del 40%.
- ACCISE: Nuova accise sui carburanti, di un millesimo nel 2012 a cui si aggiungera' un altro millesimo nel 2013. Le risorse andranno a coprire la deduzione in favore dei distributori di carburante, che diventera' strutturale.
- ANAS: a partire dal prossimo anno l'Anas dovra' trasferire tutte le sue partecipazioni a Fintecna, anche quelle detenute in societa' regionali. Sul trasferimento non saranno applicati tributi.
- ARMI: Viene cancellato il catalogo nazionale delle armi da sparo.
- ASTA FREQUENZE: L'extragettito in arrivo dall'asta delle frequenze della banda larga (circa 1,6 mld) andra', in parte, alla copertura dell'onere derivante dal differimento dell'acconto Irpef 2011 e al fondo destinato alle necessita' di spese di alcuni ministeri.
- BUROCRAZIA ZERO: Due anni di zone a burocrazia zero, su tutto il territorio, per le aree in crisi.
- CARABINIERI, GDF E VIGILI FUOCO: Riduzione delle spese destinate al vitto dei carabinieri impegnati in attivita' di ordine pubblico fuori sede. Meno risorse anche per il personale della guardia di finanza impiegato in attivita' di ordine pubblico. E tagli alle retribuzioni del personale volontario dei vigili del fuoco, ridotte di 57 milioni nel 2012 e 30 milioni negli anni successivi.
- CINQUE PER MILLE: Viene fissato in 400 milioni di euro il tetto delle risorse da dividere, tra le organizzazioni che nel 2012 potranno beneficiare della quota Irpef.
- CONCESSIONARIE AUTOSTRADALI: Sconti Irap e Iva per le societa' concessionarie impegnate della realizzazione nelle nuove autostrade, utilizzando il sistema della finanza di progetto. Il reddito d'imposta potra' essere parziale o totale.
- DISMISSIONI: Arrivano le dismissioni degli immobili pubblici, che saranno stabilite attraverso il conferimento da parte del ministero dell'Economia degli immobili statali a fondi di investimento immobiliari o societa' di nuova costituzione. Le risorse andranno a riduzione del debito pubblico.
- EDITORIA: I tagli all'editoria vengono ridotti di 19,55 milioni nel 2012, di 16,25 milioni nel 2013 e di 12,90 milioni nel 2014.
- ENTI LOCALI E TERRITORIALI: Gli enti locali e territoriali dovranno ridurre, dal 2013, in modo piu' incisivo il debito. I tagli saranno decisi da un decreto non regolamentare del Mef.
- EXPO 2015: Le spese sostenute per la realizzazione delle opere necessarie all'Expo 2015 restano fuori dal patto di stabilita' interno, del comune di Milano e della provincia, per il solo 2012.
- LAVORO: Esenzione contributi per i primi tre anni, alle imprese che assumono giovani con un contratto di apprendistato. Sono previste novita' anche per i contratti di inserimento che riguardano le donne. Agevolazioni in arrivo, poi, per il part-time e il telelavoro. Sconti Irap, che potranno essere stabilite dagli enti territoriali, sulle somme destinate ai premi di produttivita' e straordinari.
- LEGGE MANCIA: Arrivano 150 milioni per finanziare la legge mancia. In particolare sono stati stanziati 100 milioni per il prossimo anno e 50 milioni per il 2013.
- LIBERALIZZAZIONE PROFESSIONI: Addio alle tariffe minime delle professioni. Viene cancellata la norma, contenuta nella manovra di ferragosto, che vincola il compenso dei professionisti alle tariffe professionali.
- MINI-NAJA: Finanziamento dei corsi di formazione organizzati dalle forze dell'ordine, pari a 7,5 milioni per il prossimo anno. A partire dal 2013 la spesa prevista e' pari a un milione di euro.
- MISSIONI INTERNAZIONALI: Vengono stanziati 700 milioni per le missioni di pace, per coprire le spese dei primi sei mesi del prossimo anno.
- OSPEDALI: Riduzione degli stanziamenti per l'ammortamento dei mutui, chiesti dalle regioni per la realizzazione di edifici sanitari. Arrivano 70 milioni per i policlinici universitari non statali.
- PENSIONI: La norma mette nero su bianco che a partire dal 2026 si andra' in pensione a 67 anni. Dalle simulazioni del provvedimento che aggancia l'eta' per andare in pensione all'aspettativa di vita e' gia' previsto questo posticipo. Nel 2026, considerando anche il posticipo di 12 mesi dell'accesso effettivo per il redime di decorrenza, la pensione scattera' a 67 anni e 7 mesi. Nel 2050 saranno necessari 70 anni per andare in pensione.
- PRESTITI: Viene esteso fino l 2014 il fondo di credito per i nuovi nati. Il fondo per i prestiti d'onore viene integrato con 150 milioni, nel 2012.
- PROCESSI: Vengono messe in campo misure per lo smaltimento del contenzioso civile davanti alla corte d'appello e cassazione, l'accelerazione dei procedimenti di appello e sono previsti aumenti dei costi, per i giudizi d'impugnazione e per i ricorsi in cassazione.
- SCUOLE E UNIVERSITA': Arrivano piu' di 200 milioni per le scuole private. Per le strutture pubbliche viene invece stabilito il numero minimo di 600 alunni, per l'assegnazione di dirigenti con incarico a tempo indeterminato. Per le universita' private arrivano 20 milioni.
- SERVIZI PUBBLICI LOCALI: Liberalizzazione dei servizi pubblici locali, che potra' avvenire nel tempo anche con l'affidamento simultaneo, attraverso una gara, di piu' servizi.
- STATALI: Mobilita' per i dipendenti che lavorano in uffici con eccedenza di personale. Mentre i lavoratori della p.a. che non potranno essere utilizzati in altri uffici andranno in cassa integrazione, percependo un'indennita' pari all'80% dello stipendio per 24 mesi.
- TAGLI A CIECHI, VITTIME MAFIA E MALATI TUBERCOLOSI: Tagli ai contributi per l'Unione nazionale ciechi, riduzione del fondo di rotazione per le vittime di reati mafiosi, estorsioni e usura e delle risorse da destinare alle Rss e Ps per l'assistenza ai cittadini infetti da tubercolosi. Meno risorse anche per il personale della Direzione investigativa antimafia.
- TERRENI AGRICOLI: Vendita dei terreni agricoli, da parte dello Stato, che potra' ricorrere a trattativa privata per immobili con un valore inferiore a 400.000 euro. Per i terreni con un valore superiore, invece, si ricorrera' all'asta pubblica. Il diritto di prelazione andra' ai giovani agricoltori.
- TORINO-LIONE: Arresto previsto, da tre mesi a un anno, per chi si introdurra' nelle aree in cui e' prevista la realizzazione della tratta per l'alta velocita'.
- TAGLI MINISTERI: Sono previsti tagli alle spese dei dicasteri per complessivi 9,6 miliardi nel 2012."
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=158438
Berlusconi nel 1993 presagisce la disfatta
Copia e incollate il link, se non parte in automatico. Grazie.
sabato 12 novembre 2011
alleluia!!!!!
venerdì 11 novembre 2011
860 milioni. La casa farmaceutica truffa lo stato con un aiuto del Cav
"Spunta il nome di Silvio Berlusconi nell'inchiesta sulla truffa ai danni dello Stato commessa dal gruppo farmaceutico Menarini. Secondo gli inquirenti, il presidente del Consiglio sarebbe intervenuto personalmente per l'approvazione di un disegno di legge a favore del gruppo guidato da Alberto Aleotti. Decisiva in tal senso sarebbe stata una cena, il 6 maggio del 2009 a villa Madama.
A raccontarlo, otto giorni dopo, fu lo stesso patron di Menarini in una conversazione telefonica con Maria Angiolillo, la regina dei salotti romani scomparsa due anni fa: «Il presidente mi ha voluto vicino», disse Aleotti. «E a un certo punto ho avuto il coraggio di dire 'immagino signor presidente che lei abbia anche influito per quella questione'. E lui mi ha detto: 'Aleotti, c'abbiamo avuto addirittura un incontro a tre'». I nomi: Gianni Letta e l'allora ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola.
ROSSI FIRMAVA LE BOZZE. Il giorno stesso in cui ebbe luogo la conversazione intercettata, il disegno di legge venne approvato dall'Aula del Senato.
In una relazione dei carabinieri del Nas di Firenze agli atti dell'inchiesta, l'attuale governatore della Toscana, Enrico Rossi, all'epoca dei fatti coordinatore degli assessori alla sanità regionali, avrebbe inviato lettere al governo da lui firmate e redatte sulla base di bozze degli Aleotti.
TRUFFA SUI PREZZI DEI FARMACI. Alberto Aleotti è sospettato di aver provocato un danno al sistema sanitario dello Stato quantificabile in 860 milioni di euro. Nell'avviso di conclusione delle indagini i pubblici ministeri Giuseppina Mione, Ettore Squillace e Luca Turco, hanno documentato «artifici e raggiri» messi in atto per determinare «un aumento del prezzo dei farmaci».
Tra i 15 indagati anche i figli di Aleotti, Giovanni e Lucia, e il senatore del Popolo della libertà (Pdl) Cesare Cursi. Non figurano invece i nomi di Berlusconi e Rossi. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di corruzione, riciclaggio ed evasione fiscale.
Sabato, 12 Novembre 2011"
giovedì 10 novembre 2011
Mari e Monti
"Presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg. Dal 2005 è International Advisor per Goldman Sachs. "
La finanza che ha creato la crisi, adesso ci manda un uomo dalla cravatta variopinta a risolvere i suoi problemi?
mercoledì 9 novembre 2011
Perché più ancora di Berlusconi temo i berluscloni
"Se penso a un’Italia senza B, immagino un brigadiere che si addormenta mentre intercetta le telefonate fra il professor Monti e Mario Draghi. Oh, mica voglio un’Italia di banchieri. Ma un po’ grigia e barbosa, sì. Non moralista, morale. Che per qualche tempo si metta a dieta di barzellette, volgarità, ostentazioni d’ignoranza. Dove l’ottimismo non sia la premessa di una truffa, ma la conseguenza di uno sforzo comune. Un’Italia solare, anche nell’energia. Con meno politici e più politica. Meno discorsi da bar e più coerenza fra parole e gesti. Una democrazia sana e contenta di sé, che la smetta di prendere sbandate per gli uomini della provvidenza e si ricordi di essere viva ogni giorno e non solo una volta ogni cinque anni per mettere una crocetta su una scheda compilata da altri. Un’Italia di politici che non parlano di magistrati, ma coi magistrati (se imputati). E di magistrati che parlano con le sentenze e non nei congressi di partito. Di federalisti che non fanno rima con razzisti. Un Paese allegro e però serio. Capace di esportare non solo prodotti belli, ma belle figure. Vorrei essere governato da persone migliori di me. Che non facciano le corna, non giurino sulle zucche e si sfilino un paio di chili dalla pancia, prima di far tirare la cinghia a noi, ripristinando il principio che chi sta in alto deve dare il buon esempio.
Per giungere a un’Italia così, le dimissioni di B rappresentano un primo passo. Adesso devono dimettersi tutti gli altri. Perché più ancora di Berlusconi temo i berluscloni."
non vedo l'ora che finalmente ci si allarghi l'orizzonte...
gad lerner su monti senatore
mercoledì, 9 novembre 2011
il Bastardo
Giorgio Napolitano è un professionista politico di scuola sopraffina. Stasera, al termine della giornata più terribile dell’economia italiana, ha lanciato un messaggio inequivocabile all’Europa e al Fmi nominando senatore a vita Mario Monti. Al quale vanno il mio augurio e le mie congratulazioni: riceve la più autorevole investitura istituzionale per fronteggiare la crisi e portarci fuori dal degrado morale. Il berlusconismo è davvero finito. Prende il governo, in Italia come in Grecia, una tecnocrazia accreditata negli organismi finanziari e politici sovranazionali. Questo è un progresso? Lo verificheremo, intanto è una ciambella di salvataggio.
platone
martedì 8 novembre 2011
pensiamo al dopo
Gad Lerner
" Non basta saper cantare"
che girano...E gente nuda che scava..
...Su questo pezzo di strada dove la notte e' padrona c'e sempre un'orso che balla ed una scimmia che suona...
" Non basta saper cantare"
Parole di De Gregori e Dalla
Non vi sembra la nostra Italia?
Mau Ve
lunedì 7 novembre 2011
"a Silvio"...piu' datata
"a Silvio"
dimissioni
domenica 6 novembre 2011
Tozzi: “Tutta colpa della cementificazione”
Tozzi: “Tutta colpa della cementificazione”
Ecco quali sono le regioni più a rischio Il famoso geologo tuona contro la cementificazione selvaggia: "Abbiamo avuto un consumo bulimico del territorio, si è costruito troppo dove non si doveva". Poi disegna la mappa delle regioni più a rischio: Liguria, Toscana, Lazio, Campania, ma anche il TrentinoMario Tozzi, geologo Un consumo bulimico del territorio”. Quello che è successo a Genova e alle Cinque Terre non è soltanto l’effetto della natura che cambia. Mario Tozzi, impegnato su Radio 2 per la trasmissione “Tellus”, studia da anni questi fenomeni.
Tozzi, in poche ore è piovuto quanto piove in un anno. Quali sono le ragioni?
Sono ormai 20 anni che assistiamo a piogge sovrabbondanti. Ci sono state anche discussioni in Senato, non siamo solo noi geologi a dirlo. Poi il territorio italiano è giovane, attivo. Questo è un paese dove ci sono vulcani, terremoti, fenomeni di assestamento. Un terzo motivo è che abbiamo avuto un consumo bulimico del territorio. Cemento e infrastrutture hanno consumato la terra. Abbiamo mangiato il suolo rendendo il terreno impermeabile. L’acqua non penetra più, scivola e va via. Si è costruito troppo dove non si doveva. Le case sono state costruite anche sugli argini dei fiumi. A ogni disastro tutti pongono il problema dei detriti che ostruiscono il corso dei fiumi. Il problema non sono tanto i detriti, ma il fatto che l’uomo ha ridotto gli alvei dei corsi d’acqua.
I morti della Liguria sono come quelli di Giampilieri, a Messina. Colpa della natura o dell’uomo?
La colpa è dell’uomo, le catastrofi naturali non esistono. Abitiamo in posti dove non dovremmo stare. I genovesi d’altri tempi stavano nelle alture.
Si parla di cambiamenti climatici e surriscaldamento del pianeta. È un fenomeno irreversibile o si può intervenire?
È un fenomeno parzialmente naturale, ma l’uomo ha accelerato il processo di surriscaldamento. Il carattere violento di queste perturbazioni ne è una conseguenza. Si devono ridurre le emissioni inquinanti. È un processo che deve riguardare tutti i paesi del mondo.
L’Italia è un paese a forte rischio idrogeologico. Quali sono le regioni più a rischio?
La Liguria e la Toscana, ma anche l’alto Lazio, la Campania e la Sicilia. Io considero a rischio frane anche il Trentino. Lì però non si sono mai registrate vittime perchè c’è stato un uso più attento del territorio.
Quali scelte deve fare la politica nei territori a rischio?
I sindaci devono fare un passo indietro rispetto all’uso del territorio. Purtroppo si pensa che si guadagni consenso solo con l’edilizia e il cemento.
L’associazione dei Comuni virtuosi lancia una proposta: moratoria sulle grandi opere e i soldi da destinare contro il dissesto idrogeologico. Che ne pensa?
Sono d’accordo. Li conosco e sarò con loro lunedì prossimo. Cosa si deve insegnare ai nostri figli? Bisogna che capiamo prima noi che è necessario fare un passo indietro rispetto a scelte non rispettose della natura e del territorio. Riprendere ritmi naturali, rinaturalizzare i corsi d’acqua, ritornare a vivere dove e come si viveva un tempo. Il cemento non serve, bisogna recuperare la terra.
di Michele Gargiulo
Da Il Fatto Quotidiano del 6 novembre 2011
Abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari
Ecco com'è finita:
· Presenti 525
· Votanti 520
· Astenuti 5
· Maggioranza 261
· Hanno votato sì 22
· Hanno votato no 498).
i 22 sono: BARBATO, BORGHESI, CAMBURSANO, DI GIUSEPPE, DI PIETRO, DI STANISLAO, DONADI, EVANGELISTI, FAVIA, FORMISANO, ANIELLO, MESSINA, MONAI, MURA, PALADINI, PALAGIANO, PALOMBA, PIFFARI, PORCINO, RAZZI, ROTA, SCIPOTI, ZAZZERA.
Ecco un estratto del discorso presentato alla Camera :
Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare l’idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant’anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata. Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno - ce ne sono tre - e percepiscono più di 3.000 euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. C’è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità.
Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la nostra proposta, che stava in quel progetto di legge e che sta in questo ordine del giorno, è che si provveda alla soppressione degli assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati, chiedendo invece di versare i contributi che a noi sono stati trattenuti all’ente di previdenza, se il deputato svolgeva precedentemente un lavoro, oppure al fondo che l’INPS ha creato con gestione a tassazione separata.
Ciò permetterebbe ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altri nell’arco della sua vita e, secondo i criteri normali di ogni cittadino e di ogni lavoratore, percepirebbe poi una pensione conseguente ai versamenti realizzati.
Proprio la Corte costituzionale, con la sentenza richiamata dai colleghi questori, ha permesso invece di dire che non si tratta di una pensione, che non esistono dunque diritti quesiti e che, con una semplice delibera dell’Ufficio di Presidenza, si potrebbe procedere nel senso da noi prospettato,che consentirebbe di fare risparmiare al bilancio della Camera e anche a tutti i cittadini e ai contribuenti italiani circa 150 milioni di euro l’anno.
sabato 5 novembre 2011
venerdì 4 novembre 2011
«Italiani, compriamoci il debito!»
Acquista una pagina sul Corriere: «Italiani, compriamoci il debito!»
MILANO - Giuliano Melani è un cittadino italiano, un cinquantenne di Pistoia che la politica ha provato a frequentarla qualche anno fa animando, nella sua città, una lista civica e di finanza di occupa per lavoro nella sua agenzia di leasing. Giuliano ha pagato di tasca sua un' intera pagina del Corriere della Sera per rivolgere un appello agli italiani: «Concittadini amici e fratelli, compriamoci il debito!» . Come? «Sottoscrivendo i nostri titoli di Stato». Perchè? «Per uscire dalla crisi, per non svendere il Paese, per fare a meno del governo e dell'Europa» sostiene lui che racconta di credere talmente a fondo in questa iniziativa da aver sfidato, tra le altre cose, l' ironia del figlio ventenne che ha (affettuosamente) cercato di evitargli la spesa, l'esposizione mediatica o forse una delusione.
http://www.corriere.it/economia/11_novembre_04/lettore-compriamoci-debito_669bb320-06e6-11e1-b2db-bf661a45e1f2.shtml?fr=box_primopiano








































