martedì 29 novembre 2011

Magri, suicidio con polemica

L'addio in Svizzera con l'eutanasia. Ronconi (Udc): «Una scelta vile».

Da "Lettera 43" di oggi

Ha esalato l'ultimo respiro in terra straniera, nella sera del 28 novembre. Lucio Magri, il fondatore del Manifesto, è morto in Svizzera con la pratica del suicidio assistito.
Una scelta controversa, che ha riacceso il dibattito in Italia sul delicato tema dell'eutanasia.
Il giornalista 79enne ha «deciso di morire» con tutta lucidità, come da lui stesso spiegato agli amici che cercarono di dissuaderlo fino all'ultimo.
Lucio era malato di depressione. Al conclamato fallimento politico, s'era aggiunto il dolore per la perdita della moglie, Mara, dagli amici definita il filtro di Lucio con il mondo. Negli ultimi tempi, agli amici dichiarava spesso la volontà di raggiungerla.
«La vita gli era diventata insopportabile, sia sul piano politico che su quello personale, specialmente dopo la scomparsa della sua compagna», è il racconto del 'suo' Il Manifesto.
FU FONDATORE DE IL MANIFESTO. Nato a Ferrara il 19 agosto del1932, Magri entrò nel Partito comunista italiano appena ventenne, nei primi anni Cinquanta; dopo una breve esperienza nella gioventù democristiana a Bergamo, divenne protagonista della sinistra eretica.
Con l’insurrezione sovietica in Cecoslovacchia, e in dissenso con la posizione ufficiale del Pci, Magri creò la rivista Il Manifesto assieme, tra gli altri, a Rossana Rossanda, Luigi Pintor, Aldo Natoli ed Eliseo Milani. Partecipò anche alla trasformazione della rivista in quotidiano nel 1971 dopo la radiazione del drappello dal 'Gran Partito'.
Magri venne emarginato dal Pci dopo l'XI Congresso, quello del 1966 insieme a quel piccolo gruppo di giovani che ruotavano attorno a Pietro Ingrao e e che rappresentavano la 'sinistra' del partito. La sue scelte, influenzate fortemente dal contesto internazionale con l'emergere della esperienza cinese, lo portarono alla rottura.
Si spese prima per la nascita del quotidiano (che era la non scontata evoluzione del mensile teorico-politico) e poi nella nascita del Pdup, fondato nel 1974. Nel 1984 tutto il partito era rientrato nel Pci. Quando nel 1991 Occhetto cambiò il Pci in Pds Magri aderì al Partito di Rifondazione comunista, fondando una piccola corrente interna. Nel giugno del 1995 la sua corrente lasciò il partito per sostenere il governo Dini e divenendo Movimento dei Comunisti italiani. Negli ultimi tempi ai più intimi dichiarava solo una volontà: raggiungere Mara, l' ultima amatissima compagna della sua vita.
Il suo ultimo atto pubblico è stato, pochi mesi fa, proprio ricordare i venti anni dalla morte del Pci, partito a cui aveva dedicato una personalissima ricostruzione storica che prende il titolo da una poesia di Bertold Brecht: «Il sarto di Ulm». Lo aveva concluso, con fatica ma con una scrittura densa, meditata e alta, come ultimo atto d'amore verso il partito e verso la sua amatissima Mara.
L'Udc: «Atto vile, da non tradurre in esempio». Chiti: «Si evitino dispute ideologiche»


Maurizio Ronconi, deputato Udc.

Duro il commento di Maurizio Ronconi dell'Unione di centro (Udc): «Sulla tristissima vicenda di Lucio Magri, tutti farebbero bene a stendere un pietoso velo fatto di silenzio», ha dichiarato. «Ancora di più lo dovrebbero quelli che oggi invece vorrebbero definire il suicidio un atto coraggioso e non invece di viltà e anche quelli che ambirebbero trasformare un dramma della solitudine, in un esempio».
Gianfranco Rotondi ha così reagito alla notizia della scomparsa di Magri: «Non riesco a nascondere il rammarico per una scelta che non posso comprendere, ma della quale è opportuno non parlare».
CHITI: «RISPETTO E PIETÀ». Un ricordo e un invito a non sollevare polemiche politiche sul tema del suicidio assistito nella parole di Vannino Chiti, vicepresidente del Senato: «Ho avuto occasione di conoscere Lucio Magri. Di fronte alla sua morte mi auguro ci sia, come doveroso, rispetto e pietà. Si eviti di promuovere una ennesima disputa ideologica e si privilegi il silenzio che ci fa riflettere e induce a compassione, sentimenti densi di fraternità umana».
BONDI: «GESTO TERRIBILE, NON PUÒ ESSERE GIUDICATO». «Provo un profondo sentimento di pietà per la drammatica decisione di Lucio Magri di togliersi la vita. Non possiamo giudicare una scelta così terribile e sconvolgente senza provare prima di tutto compassione per un uomo afflitto a causa della perdita della moglie amata e privato di quelle speranze terrene che avevano riempito e dato un senso alla propria esistenza», ha confidato Sandro Bondi, del Pdl.
RADICALI: «MAGRI VITTIMA DI UN PAESE IPOCRITA». Di tutt'altro tono la reazione di Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale e presidente onoraria dell'Associazione Luca Cascioni: «Magri riteneva intollerabile vivere, preda di una depressione che lo faceva scivolare inesorabilmente in un buio provocato da ragioni pubbliche e private che sono insondabili e non vanno giudicate». Poi la stoccata all'Italia: «Per porre fine al suo dolore, ha dovuto emigrare, un viaggio con un biglietto di sola andata, in Svizzera. Questo perché viviamo in un Paese dove vige una regola ipocrita, quella del 'si fa ma non si deve dire', dove o lo si fa clandestinamente, oppure si è costretti a emigrare come Magri, o si devono compiere gesti di ‘rivolta’ estrema come Mario Monicelli».
CICCHITTO: «CLINICHE PER UNA BUONA MORTE METTONO BRIVIDI». «Quello che abbiamo saputo sulla morte di Lucio Magri esprime una vicenda di straordinaria drammaticità che ha tutto il nostro rispetto anche se l'esistenza di cliniche per la buona morte fa venire i brividi. Sul piano politico-culturale Lucio Magri è stato una personalità di assoluto rilievo. Come hanno testimoniato sia la storia del Manifesto sia il suo ultimo libro egli è stato un sofisticato sostenitore del comunismo ideale ma anche un rigoroso contestatore del comunismo reale quando esso esisteva e ciò fu la ragione della sua espulsione dal Pci». Lo dice il capogruppo del Pdl alla Camera fabrizio Cicchito.
Martedì, 29 Novembre 2011

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