giovedì 28 luglio 2011

Attacco alla terra

La speculazione da parte degli imprenditori delle energie rinnovabili mette a rischio il territorio.
E' ovvio che chi si occupa di energie rinnovabili su larga scala non lo fa per amore dell'ambiente ma per amore del profitto.
Probabilmente se avesse vinto il nucleare gli stessi imprenditori si sarebbero prodigati per fare affari in qualche modo con questo settore energetico.
In un momento come questo qualsiasi sentiero che faccia intravvedere uno spiraglio per salvarsi dal disastro economico viene percorso.
Il problema e' che viene percorso col bulldozer.
I contadini non guadagnano, e in certi casi non sopravvivono coltivando la terra, quindi mettono a disposizione aree coltivabili per impianti fotovoltaici a pavimento.
La costruzione di impianti fotovoltaici a terra sta desertificando alcune aree del paese, l'allarme e' già stato lanciato ed e' inascoltato.
Non basta piantare quattro alberi da frutto attorno a due ettari di pannelli fotovoltaici per dire che il terreno e' coltivato e l'impianto e' ad impatto zero.
Anche la coltivazione del mais da destinare alla produzione di biocarburante e' distruttiva per il terreno, consuma molta acqua e impoverisce quindi le falde acquifere inoltre favorisce l'abuso di pesticidi, diserbanti ed altre sostanze tossiche ( tanto il mais non e' destinato all'alimentazione... e quindi non ci sono controlli) il risultato e' che stanno avvelenando i terreni.
Le biomasse per la produzione energetica vengono gestite come bombe ecologiche più che come alternativa ( vengono trattate abusivamente, senza seguire i trattamenti corretti, vengono quindi produrre concimi che possono diffonder malattie al bestiame anche in forma di epidemia).
Non dobbiamo lasciare le energie alternative in mano ai signori del profitto, perché questi sono i risultati.
La nostra partecipazione alle decisioni che riguardano il nostro territorio non sono un lasciapassare per i soliti parassiti.

Bel dossier su La Repubblica di oggi.

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